I vincitori del Concorso letterario edizione 2011

I premi assegnati a Carlo Fantalussi e Sebastian Busa per la narrativa, Filippo Ragusa e Federico Guastella per la poesia

I vincitori del Concorso letterario

Il premio giovani  è andato a Gianluca Tripodi e quello per il disegno a
Yosra Darawshe  
 

Dirigenti e concorrenti

Venerdi 21 Ottobre in Sydney durante una piacevolissima serata sono stati presentati
i premi ai vincitori del concorso letterario, concludendo così  i festeggiamenti per il 150esimo
anniversario dell’unità  D’Italia da parte delle associazioni Siciliane.

 Hanno presentato la serata  Francesco Giacobbe e Teresa Todaro Restifa
Il primo premio per la narrativa di $1,000.00 offerto dal Sig Mario Martino è stato assegnato al  Carlo Fantalussi di Sydney per il racconto “Il caso DON”.
Il Sig Fantalussi (nome d’arte) ha poi indicato che il premio verrà  diviso in due parti:  metà andrà alla fondazione del piccolo nipotino morto per una gravissima malattia e l’altra  metà servirà per sponsorizzare uno dei premi del prossimo concorso letterario del CAS.
Il Secondo premio di $500 offerto da Alfredo Restaurant, è stato assegnato al Sig Sebastian Busa di Sydney per il suo lavoro “The Truth about what it means to be Italian”.
Alfredo Bovier ha rinnovato il suo impegno a sponsorizzare uno dei futuri vincitori. Per la poesia il primo premio, sponsorizzato da Eugenio Casamassima è  andato a Filippo Ragusa di Sydney per la poesia in vernacolo messinese “Sicilia Terra mia”; il secondo premio sponsorizzato da Francesco Giacobbe è  stato assegnato al
Federico Guastella di Ragusa, Italia, con il suo lavoro “Primo amore”. Il premio giovani,  sponsorizzato  da Andrew Valerio, è  andato a Gianluca Tripodi di Sydney con “Bossi Garibaldino” . Infine il premio per il disegno, sponsorizzato da Teresa Todaro Restifa Coordinatrice del CAS è stato assegnato a Yosra Darawshe di 10 anni per il “Il Gatto a Colori”. Numerosi le segnalazioni di Merito e diverse le Menzione D’Onore. I bellissimi trofei sono stati donati dal CAS ed i certificati per tutti i partecipanti da Sam Mugavero.

 Il Cordinamento delle Associazioni Siciliane desidera ringraziare tutte le associazioni aderenti, i partecipanti al concorso, i giudici, gli sponsor, il comitato promotore e in particolare Sam Mugavero per il suo immenso impegno e per la realizzazione dell’antologia che ha l’onore di avere una prefazione del Dott Charlie Pollicina.
Un’altro grazie di cuore a Fausto Biviano della Mediterranean House per la sua disponibilita’, aiuto, pasienza e amicizia.

TERESA TODARO  RESTIFA
Co-Ordinatrice CAS

                                                                                                                                                                               Foto Santo Grasso

Una Segnalazione di Merito per Giuseppe Fin per il suo lavoro La Fortuna di un Emigrante

Tony e Kay Nicholas, Bruce Thomas, Ben Crisafulli, Barbara Hunt e ressa Reindrup

Teresa e Dominic Arrivolo, Josie e Len Destro, Anthony Raves e Diana Manganaro

Sebastiana Ilardo riceve una Segnalazione di Merito per il suo lavoro Siamo Italiani per Sempre

Sandy e Zina Vecchio, Katie Miller-Crispe, Amelia Granturco, Nina Ragusa, Silvana Virtich, Santa e Salvatore Manuele, Abdel Kadeir e Teresa Ortuso.

Patrizia Cester, Andrea Carnuccio, Francesco e Ruth Terranova, Luciano e Angela Zappulla

Nunziata e Giuseppe Lombardo, Isidoro Rapisarda, Giusy arena, Lucia e Giuseppe Ferla, Maria e Paul Liistro

Nicholas , Giacobbe, Francesco Giacobbe, Angelo Gioe`, John Sidoti M P , ,Lorenzo Fazzini, Sam Mugavero, Sandra Sidoti, Laura Fazzini e Maria Rosaria Giacobbe

Nancy Cincotta riceve per Maria Sa;pietro di Melbourne la Menzione d'Onore

Mela e Sebastiano Crino`, Amalia e Santo Crisafulli, Daniel Crisafulli, Sonia Owens-Crisafulli, Danielle e Andrew Crisafulli, Nancy Famularo, John e Carmelina Crino`.

Marzia Zochil riceve una menzione d'Onore per ila sua poesia

Mara Luongo porta i saluti del Console Generale e si congratula con gli organizzatore ed i partecipanti al concorso

Lorenzo Fazzini consegna a Fausto Baviano per conto di Gianluca Tripodi, il premio per la poesia Sezione Giovani

L'Onorevole John Sidoti si congratula con gli organizzatori spronandoli a continuare

Isabella Franceschini, Sam Restifa, Maria Teresa piccioli, Teresa Restifa, Mara Luongo, Alfredo Bovier, Rina e Mario Martino

Iolanda e Santo Ragusa, C. Dicola, Carmela e Filippo Ragusa, Gavina e Luigi De Luca, Joe Casella, Pina Moschella

Il dr Francesco Giacobbe introduce gli ospiti d'Onore

Giuseppe e Rosann Santamaria, Pompeo e Giuseppina Egisto, Nat e Gina Zanardo, Frank e Nina Mirabito, Leonardo e Assunta Scunti

Giulia Bonacina, Patricia e Giuseppe Fin, Marzia e Marino Zochil, Sebastian, Aliscia ed il piccolo Alfie Busa

Gaetano e Nicolina Ribera, Yosra Darawshe, Nicholas Giacobbe, Angela Messina, Sam Mugavero, Maria Maritato,Giuseppe Leggio e Adelina Manno

FilippoRagusa riceve da Mara Luongo il primo premio per la poesia

Discorso introduttivi di Teresa Todaro Restifa

Dirigenti del Cas con alcuni sponsor

Direttivo e membri dell'Associazione Isole Eolie

Carlo Fantalussi riceve il 1º premio da Mario Martino e John Sidoti MP. Presenti Sam Mugavero, Teresa Restifa e Francesco Giacobbe

 

Antonino e Maria Carrozza, Salvatore e Carmela Strano, Pippo e Carmela Rovella, Anna e e Giuseppe Venezia

 

 

La Festa Internazionale della Donna dell’Associazione Agira

Il gruppo di festeggiate

Il tema di quest’anno “Se non ora quando?” ripreso dagl’interventi del presidente Sam Mugavero, delle parlamentari Amanda Fazio MLC e Marie Ficarra MLC per sottolineare la dignità e i diritti delle donne.

L’associazione Agira di Sydney ha anche quest’anno celebrato con successo la Giornata Internazionale della Donna alla Mediterranean House di Five Dock. Ogni anno, negli ultimi undici anni, per l’occasione è sata scelta la domenica più vicina a l’otto marzo per facilitare il maggior numero possibile di persone a partecipare.

Nelle scorse edizioni si è spesso narrato la storia di come questa festa ebbe inizio, riportando carrellate di eventi storici dal terribile rogo ella fabrica Cotton di New York fino ai giorni d’oggi.

Le celebrazioni sono iniziate con la benedizione della menza da parte del capppellano e socio onorario dell’Associazione padre Alberico Iacovone.

I colori che indicano la giornata della donna verde, bianco e porpora hanno risaltato ovunque, sui tavoli e sugli arrangiamenti floreali che hanno dato più senso alla festività.

Ospiti d’onore; la senatrice statale on. Amanda Fazio MLC, la senatrice on. Marie Ficarra MLC, il sindaco di Burwood, John Sidoti (tutti di origine siciliane), Gianluca Buttarello de La Fiamma, il coordinatore del CAS Teresa Todaro Restifa, alcuni membri dell’Associazione S. Antonio da Padova, dell’Associazione S. Sebastiano Martire da Cerami e della Madonna del Terzito. Ospite gradito è stato anche il dr Marco Belluardo di Sicilia Mondo, di passaggio per pochi giorni a Sydney e la giornalista radiofonica della SBS, Luisa Perugini.

Quest’anno l’associazione agirina di Sydney ha voluto adottare iI tema prescelto da Sicilia Mondo per la XXVII edizione della Giornata dell’8 marzo Festa della donna siciliana nella società di insediamento con lo slogan “Se non ora quando?”.

Non più, quindi, donna in emigrazione ma cittadina siciliana di pari dignità nella società di insediamento, spesso al centro della società civile nei settori della cultura, dell’economica e della comunicazione.

Il tema di questo 2011 riporta lo slogan adottato dalle donne italiane che il 13 febbraio scorso sono scese in piazza per il rispetto della loro dignità ed i loro diritti.

Un tema attualissimo in tutte le parti del mondo, comprese le democrazie più avanzate, per far sentire la propria voce ed acquisire maggiori spazi di democrazia e di partecipazione a conferma che, senza dignità e diritti delle donne, non esiste futuro per la società civile ma regressione.

La valorizzazione della donna siciliana all’estero è quindi un atto doveroso di riconoscimento e di gratitudine da parte della società intera.

Il presidente Sam Mugavero ha continuato il suo intervento precisando che le donne siciliane in Australia hanno già fatto passi da giganti e che molte donne siciliane occupano posizioni di rilievo in tutti i campi citando l’esempio concreto delle due senatrici statali ed il sindaco presenti in sala.

Ciò non significa cullarsi sugli allori, tutt’altro.

Noi dell’Agira, ha continuato Mugavero, abbiamo iniziato le celebrazioni undici anni or sono e nel nostro piccolo abbiamo cercato di mettere in evidenza i tanti disagi e le oppressioni che le donne subiscono speialmente nei paesi meno sviluppati.

“Quante donne, ha concluso il presidente, sono maltrattate e/o uccise nel nome delle religioni o per difendere gli usi e costumi di questo e quel paese?

Voi donne, in prima persona o tramite le associazioni che rappresentate potete, dovete mettere in evidenza questi orribili soprusi. Se non ora, quando?”
Hanno poi elaborato sullo stesso tema sia la senatrice Marie Ficarra che la senatrice Amanda Fazio.
Durante il pranzo e poi durante i balli, il maestro Tony Gagliano si è esibito alla tastiera con della bella musica italiana.

Al termine del pranzo il presidente come conseitudine ha donato a tutte le donne delle orchidee e posato per la foto ricordo con tutte le donne presenti in sala. Ha quindi concluso ringraziando i membri del comitato Rosetta Calandra, Clara Cincotta, Marisa Lavermicocca, Giuseppe Leggio, Adelina Manno, Filippo Parisi e Grace Telese per la loro collaborazione e il loro lavoro ben fatto e chiuso con un arriverderci l’anno prossimo.

Eccellente il servizio della Mediterraneal house ben gestito da Fausto Biviano che ha pure funto da MC.

Tutti i 18 premi della lotteria sono stati vinti da prersone presenti in sala.
                                                         

                                                                                                   Foto Santo Grasso

Angelo e Rosa Livolsi, Lina e Domenico Arena, Sebastiano e Nuccia Montesano, Ignazio e Anna Grasso

Cettina Calcagno, Susan e Maurizio Leggio, Giselle Lotorto, Luisa Perugini, Marco Belluardo e Sam Mugavero

Francesco, Maria, Ashley,Tahlia Rando, Dominic e Patricia Fonti, Anthony, Caterina e Stefano Cincotta

gli ospiti d'onore

Joe e Pippa Graziano, Sam e Maria Catania, Charlie e Grace Telese, Carlo e Rosetta Calandra

Lidia Soncini, Kanelli Tsiros, Josephina Manfre, Tina Mesiti, John Reid, Max e Tania Cimino,

Maria Tusa, Gaetano e Lina Ribera, Jamie Gabriel, Stefanie Gabriel, Paula Gabriel, Luke Gabriel, Vito e Josie Lamanna

Raffaele e Connie Morra, Brunella Di Bella, Maria e Peter Falcone, Angelo e Lucia Casa, Elvita e Salvatore Barone

Ringaziamenti finali

Sam e Teresa Restifa, John e Maria Stillone, Rose Williams, John Sidoti, Melina e Tony Scaltrito, Enza e Joe Tusa

Teresa Restifa annuncia il Concorso Letterario

Vito Lopizzo, Sam e Clara Cincotta, Giuseppe Leggio, Adelina Manno, Remo e Mimma Bonotto

Concorso letterario internazionale 2011

Associazione AGIRA

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Aurelia e Domenico Agostino, Rosa e Angelo Livolsi, Lina e Domenico Arena, Teresa e Giovanni Santoro, Giovanna e Francesco Mastro

La serata dell’Associazione Culturale Agira, denominata  Serata Natalizia tenuta nella sala dell’Assoiazione Napoletana, sabato 11 dicembre scorso, ha ottenuto un lusinghiero successo. Dopo i pasti, preparati freschi da bravi cuochi partenopei, è stato proiettato l’attesissimo documentario del presepe vivente di Agira iltitolato “ Come quella notte” con maestosa introduzione storica della città di Agira. La gioia dei presenti è stata più che evidente. Fra i commensali si notavano Teresa Restifa, coordinatrice del CAS, il dott.Len Destro, Dominic Arrivolo e Anthony Ravesi del Gruppo Genealogico Italianio, Il prof. Santo Crisafulli, Il presidente dei Carabinieri Antonio Bamonte con gli ospiti dall’Italia avv.Rosanna Amendola e partner,  Luigi Stivala, presidente dell’Associazione S. Sebastiano,  Emanuele Tumino dell’Associazione Trinacria, Giuseppe Ferla, presidente  del Palazzolo Acreide Social Club, ed Anna Zagame dell’Associazione Culturale Eoliana.

 Durante il successivo intervallo, Sam Mugavero, con l’ausilio  di un interessante collage fotografico di Daniele Stasuzzo, ha voluto far notare  dell’arrivo di un’atra Icona in territorio agirino:  Il  “Sicilia Fashion Village”,  inaugurato il 25 & 26 novembre scorso dal prefetto di Enna dott. Giuliana Perrotta, ha spiegato, è  ritenuto  l’ Outlet,  più grande del Sud Italia. Una realtà che pochi credevano possibile. Talvolta “anche le favole riescono ad essere realtà” e questa lo è davvero.                                                                                                                                                                

C’ è stato anche il tempo di fare quattro salti con musica siciliana e, tra un caffè e l’altro, si è continuato a parlare dei filmati che hanno portato i presenti virtualmrnte nel passato per poi “svegliarsi” di nuovo in un’altra felice realtà.

 Il comitato direttivo è ben lieto di aver organizzato questo “get together” di agirini dove cultura, religione e folklore sono stati i veri protagonisti.

                                                                                                                                                                                               S.M.

Caterina Cardaciotto, Frank e Rosetta Scaglione, Lucy e Joseph Ferla, Maria Maritato , Franco e Oina Tusa

Connie e Raffaele Morra, Giuseppe Casa, Angelo e Lucia Casa

Emanuele e Rita Tumino, Santo e Amalia Crisafulli, Sam e Maria Mugavero

L'intervento di Santo Crisafulli

Quattro salti durante l'intervallo

Rosetta e Carlo Calandra, Lina e Mario Meduro, Joe e Fifa Graziano, Sam e Grace Floridia, Sam e Maria Catania, Grace e Charlie Telese

Salvatore e Clara Cincotta col piccolo Stefano, Maria Fonti, Carla Fonti,Caterina Cincotta, Domenica e Filippo Parisi, Giuseppe Leggio, Adelina Manno

Tersa e Dominic Arrivolo, Josie e Len Destro, Sam e Teresa Restifa, Anna Zagame, Sebastiana Ilardo, Diana Manganaro e Anthony Ravesi

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Premio Letterario “Angelo e Angela Valenti”

Pubblichiamo l’elenco dei premiati del concorso letterario “Premio Letterario Angelo e Angela Valenti” 2010:

1° Classificato per il settore “Poesia”
Elaborato N° 71 – Fabiano BRACCINI (Milano) – Poesia
“NEL TALAMO DEI SOGNI”
Con la seguente motivazione: “Componimento descrittivo intimistico che all’armonia d’insieme e al significato pregnante unisce una
grande musicalità, ottenuta con sapienti accorgimenti stilistici”.

NEL TALAMO DEI SOGNI
Il soffiare incostante del vento
nei giardini d’autunno
mulina le foglie e le confonde.
La scia di un’ala su in cielo
pare esile traccia di un sospiro
passeggero
che muove per un istante
pensieri, ricordi,
emozioni.

Un bisbigliare sommesso

rivela intimi dialoghi
d’amore
e il leggero sfiorarsi di labbra
si fa turbamento impudico
di silenti passioni.
Il tepore di un respiro
disegna nel gelo dell’aria
volute trasparenti:
quasi delicati messaggi segreti
che si stemperano piano,
senza alcun rumore.
Con levìtà di piuma
si adagiano lenzuola candide
nel talamo dei sogni.

2° Classificato per il settore “POESIA”
Elaborato N° 28 – Giuseppe VETROMILE (Madonna dell’Arco NA) – Poesia
“BRILLA LA TUA PAROLA”
Con la seguente motivazione:  “Primeggia un senso di intensità che gonfia il verso quasi sempre sostenuto da un notevole ritmo. Felici gli accostamenti terminologici e qualche essenziale enjambement”.

BRILLA LA TUA PAROLA
Brilla la tua parola nel solco dell’eco, celeste
transito d’amore, qui sul bilico del tempo,
aspettando risposte da incontenuti cieli
di tramonto. Mi rifugio in te che sei ultima
donna, infinito spasimo e silenzio che cammina.
Mi sono fatto seme di dolore m te, per
rinascere a future speranze, mi sono chiuso
nella pietra del dubbio, aspettando l’eternità.
Ma tu domini il tempo e le carezze, il mare
e il cielo degli spergiuri, non hai ventre né
accondiscendenza. Il mio tremore ha un niente
imperdonabile, nessuno ti sgualcisce il buio
né le stelle: sei come sei, eterna evoluzione
ed io mi trascino nel vortice di atomi e sorrisi,
inconcludendo ogni faccia di pietà e ogni
numero, addendo e sottraendo del creato.
Disegno buchi di morte sul tessuto del giorno,
ma manca sempre una matita dai pastelli
che mi hai dato, o mio grande Dio dei colori,
o mia terra di cielo tinteggiata!

3° Classificato per il settore “POESIA”
Elaborato N° 17 – Giuseppe VULTAGGIO (Trapani) – Poesia
“VECCHIA SEGGIA DI VARVERI”
(Vecchia sedia di barbiere)

Con la seguente motivazione:
“In questa lirica si ritrovano il ritmo e la vivacità della tradizione popolare. Contenuto
semplice e chiaro: nostalgia del buon tempo antico di cui la sedia, rimessa
a nuovo è diventata “seggia d’antiquariatu”, è stata testimone come il vecchio poeta”.

VECCHIA SEGGIA DI VARVERI’

Rimisa a novu, lustra e ‘mpillicchiata,
ripigghi lu travagghiu chi lassasti,
tra luci, pianti e specchi si acclamata:
seggia “d’antiquariatu”. . .addìvintasti!
Ma mentri ‘a genti viri la facciata,
jò penzu tuttu chiddu chi passasti,
sì la me storia, gioventù passata…
e comu a mia, ciò chi putivi.. .dasti!
Passaru cinquant’anni comu nenti,
si chiuru l’occhi.. .pari fussi ajen,
jò picciriddu, ‘n mezzu tanta genti,
già mi sintia ‘u re di li “varveri”.
Vitti assittati omirii ‘mponenti,
viddani, delinquenti e cavaleri
ma puru sì a ddì tempi era nuzzenti,
nuddu mi misi ‘n facci li so peri.
E ora, nta stu munnu di gran “dotti”,
ora chi c’è la vita tantu aggiata,
dunni li sperti sunnu li picciotti…
mentri li “vecchi” sunnu… acqua passata,
senta li stessi frasi, ‘i stessi lotti
e comu a tia mi scappa ‘na risata,
e mentii riru, senza fari botti…
ripenzu a la me prima sapunata!
Varveri: Barbiere

VECCHIA SEDIA DI BARBIERE

Rimessa a nuovo, lustra ed ornata,
riprendi il lavoro che hai lasciato,
tra luci, piante e specchi sei acclamata:
sedia “d’antiquarìato, ..sei diventata!”
Ma mentre la gente guarda la facciata,
io vedo tutto quello che hai vissuto,
sei la mia storia, gioventù passata..
e come me, quel che potevi.., hai dato!
Sono passati cinquam’anni come niente,
se chiudo gli occhì sembra fbsse ieri,
io ragamno, in mezzo tanta gente
gia mi sentivo il re dei”barbieri”.
Ho visto seduti uomini ìmponenti,
villani, delinquenti e cavalieri /
ma pure se a quei tempì ero bambino,
nessuno mi mise in viso i suoi piedi
Ed ora, in questo mondo di grandi dotti
ora che c’ la vita tanto agiata,
dove gli intelligenti sono solo i giovani…?
mentre gli «anziani” sono.. .acqua passata,
sento le stesse frasi, le stesse lotte
e come te mi faccio una risata,
e mentre rido, senza fare rumore. .
ripenso la mia prima saponata!

1° Classificato per il settore “Racconti”
Elaborato N°11 – Alfonsina CAMPISANO CANCEMI (Caltagirone CT) – Racconto
“LA GOCCIA”
Con la seguente motivazione:
“Il racconto è coinvolgente e riuscito. E’ bella nel suo squallore l’ambientazione
iniziale, una grigia stanza di ospedale o casa di riposo dove scorrono inesorabili
le ultime “gocce di vita”, ed è bello e liberatorio il finale lirico, con l’abbraccio di
Dio”.

Settore Narrativa
La goccia

Prima classificato
- Sei lì, Giovanna? — chiese alla compagna che le stava di fronte — Sei ancora lì?
- Sì, sono qui — rispose la vecchia con una vocina flebile flebile — Dove vuoi che vada? La stanza così piccola…il letto.,.a due passi…
Dove vuoi che vada’?…
Cadde una goccia d’acqua dal rubinetto, sbattendo tristemente sulla maiolica un po’ annerita del lavandino. Dopo un breve intervallo,
ne cadde un’altra. E un’altra ancora.
Plic. . .plic.. .plic…
Anche il sole era stanco, quella sera.
Mandava gli ultimi guizzi, con l’aria di chi volesse finalmente dormire.
La luce filtrava rossastra attraverso gl’interstizi della serranda, zebrando di chiaroscuri le due sagome, che se ne stavano immobili,
nell’ombra, l’una di fronte all’altra.
Sui visi una tragica maschera di creta dura.
A guardar bene, però,non erano del tutto immobili.
Le dita facevano scorrere lentamente i grani del rosario e le labbra, infossate per la mancanza di denti, tramavano avemarie.
La vecchiaia.. .che brutta bestia!
Non si capiva quasi più se erano donne. O se mai lo erano state.
Due sagome. Solamente due sagome in preghiera.
Il rubinetto continuava il suo pianto. Sempre eguale. Lento ed eguale.
Plic.. .plic . . .plic,..
Il sole, stanco, si era chiuso in una smorfia di dolore. E nella umiliazione del tramonto aveva deciso di morire ancora.
Quando l’ultimo raggio sì fu spento, una delle due figure ebbe un brivido, che la percorse tutta.
- Che freddo! — disse piano. E si chiuse nella mantellina dì lana.
Aveva fatto scivolare il rosario dentro la tasca della lunga gonna nera, che la copriva tutta, anche i piedi, gonfi e piagati.
- Che fai? — chiese ancora alla compagna.
- Niente faccio. Fra un poco.. .vado a coricarmi.
- No..no! Aspetta.. .ti prego.. .aspetta. Parliamo, ne ho proprio bisogno. Ti prego… La strada ormai l’abbiamo percorsa quasi tutta.
Ci resta.. .ormai. . .l’ultima fatica. E… non voglio essere sola.
- Io.. .sola. . .lo sono sempre stata – disse l’altra, dura.
- Sola?! Anche quando eri giovane?
Sì, anche allora.. .se mai sono stata giovane…
Sapessi la fatica quando andavo a scuola.. .Trascinarmi con il mio corpo di donna sulle gambette esili di bimba. Oscillavo tutta…
Le altre.., erano belle e avevano sempre attorno sciami di ragazzi assetati di sole.
lo non sorridevo mai e se qualcuno mi si accostava gentile, mi irrigidivo temendo che stesse fingendo. Che umiliazione, Dio mio!
Perché.. .perché proprio a me doveva capitare?!
- Non ci pensare, mia cara…
In fondo.. .anch’io sono sola adesso.. .Vedi? I miei figli, sposati entrambi, hanno le loro donne da amare, i loro bimbi da vezzeggiare…
E la madre..la madre deve evitare di pensare alla loro assenza per non impazzire.
- Ma vengono a trovarti.. . ogni tanto.
Sì,sì,certo. Vengono a trovarmi. Una volta al mese… forse due.
“Come stai, mamma? mi dicono, e intanto guardano l’orologio.
“Sai, mamma? Domani.. .la piccola fa la prima comunione. Come avrei voluto che ci fossi stata anche tu. Ma.. .la salute non te lo
permette. Pazienza.
Ci sono tante cose da preparare per la festa… Perdonami, mamma.. .Devo andare… Devo andare…
Sempre così… non hanno tempo, poveri figli miei. Così presi, anche loro, nella vertigine della vita…
E io… muoio un poco ogni giorno, nel disperato desiderio di vederli… di sentirne la voce… Ma non trovano il tempo, poveri figli
miei, nemmeno per una telefonata di facciata. Poveri figli… loro sono la giovinezza, la forza, la luce.
Come possono fermarsi a vedere la morte sul mio viso?
Come vedi,cara.. .la mia vita non è poi tanto diversa dalla tua.
- No, non è vero! non è vero! – scattò l’altra.
Hai conosciuto l’amore tu! Le gioie della maternità!
Io… sono sempre stata una storpia sola. Una creatura deforme che gli altri guardavano come un errore della natura, e coprivano di
uno sguardo pietoso.
E io non volevo la pietà della gente. Mi offendeva piuttosto.
lo.. .avevo un’anima bella e avrei voluto essere amata… come si ama un gattino cieco… un passero con un’ala rotta, incapace di
volare, ma con tutti i trilli ancora vivi nel piccolo cuore…
Volevo essere amata, capisci?
Ma la vecchia, lentamente, si era addormentata sulla sedia, con le mani riverse in grembo e il mento aguzzo sul petto.
La goccia continuava a cadere, lenta e sempre eguale
Plic . . .plic. . .plic…
Giovanna si asciugò gli occhi umidi col dorso della mano e cercò di alzarsi per raggiungere il letto, che le parve improvvisamente
lontano. Ma un dolore lancinante al petto la inchiodò sulla sedia.. Si voltò verso l’amica addormentata, con l’intenzione di chiamarla,
ma la voce le rimase chiusa in gola.
La goccia cadeva ancora, inesorabile come il passo cadenzato di un secondino che scorta un condannato a morte.
Plic. . .plic.. .plic…
A un tratto, la vecchia storpia fissò quella goccia e la vide trasformarsi in rio, e poi in fiume, e poi in cascata, luminosa e scrosciante.
In un baleno, l’acqua invase tutta la stanza. Inesorabilmente.
Limpida e fresca aveva un fascino tutto particolare.
Invitava a penetrare in lei, ubriacarsi, scomparirvi per sempre.
Lei vi si ritrovò immersa. Chiusa come in un nido di fresca bellezza.
In una folgorazione improvvisa, capì che tutta la vita aveva atteso quel momento.
Si sentì stranamente leggera, felice, come non lo era stata mai.
Tutta nuda, come nel momento della nascita, con il corpo di perla chiara.
Nuotava come in una culla, ovattata di nuvole e dì pace.
Poi, a un tratto, si guardò le gambe. Le vide slanciate, perfette.
Di donna bella, sicura di sé.
- No… non sono io… pensò
Io… sono solo una povera storpia. Lo sono sempre stata…
Come posso essere diventata così bella?!
Nuotava ancora, ubriaca. E l’acqua s’apriva ad ogni bracciata come un giglio d’inesauribile bellezza.
- Vieni, le disse un giovane, scaturito improvvisamente dall’acqua.
Anche lui, nudo e perfetto, nuotava. Chiari capelli gl’incorniciavano il volto bellissimo.
- Vieni… ripetè il giovane, dolcissimamente.
- Non posso.. .sillabò la fanciulla — Sono brutta e deforme.
- Vieni.. .disse ancora, per la terza volta, il giovane.
Per me.. .sei bellissima. E lo sei sempre stata . Vieni.. .abbandonati. L’acqua ti porterà fino a me.
Ti ho amato sempre. Anche.. .quando eri nel seno di tua madre, perché io amo d’infinito amore tutte le creature.
Io ti amavo, e tu non lo sapevi. Vieni.., vieni…
Allora, lei chiuse gli occhi e si lasciò andare.
La goccia aveva cessato il suo pianto.

2° Classificato per il settore “Racconti”
Elaborato N° 2 – Giuseppe GAMBINI (Garbagnate Milanese MI) – Racconto
“LA SIGNORA DEL TRENO”
Con la seguente motivazione:
“Il tema fondamentale di questo racconto è la tristezza che nasce dal sentirsi rifiutati
dai propri figli, per i quali ha speso la vita, amandoli e dedicandosi totalmente a loro.
Uno spaccato di vita attuale diventa l’emblema di un disaggio universale”.

LA SIGNORA DEL TRENO
L’ho conosciuta in treno. Siamo saliti sullo stesso ES delle 13.30 che da Napoli ci avrebbe portato a Milano. Era una signora d’età
avanzata, ma non ben definita con gonna nera e giacca grigia ed un soprabito color antracite, in testa un cappellino d’altri tempi, con
un piccolo fiore secco sulla destra e una veletta nera che le scendeva sugli occhi.
Come bagaglio recava con sé un borsone un po’ uso che ho sentito leggero quando mi sono offerto di riporglielo in alto sul portabagagli.
I1 suo posto era di fronte al mio, lato finestrino. Dal primo istante m’è sembrata assente, misteriosa e riservata, quasi a non
voler dare fastidio e non essere infastidita.
A parte il semplice “Grazie” che mi ha rivolto dopo averle sistemato il borsone in alto, sino a Roma non abbiamo scambiato parola;
sembrava che dormisse o riflettesse ad occhi chiusi. Di tanto in tanto la sbirciavo mentre distrattamente leggevo sul giornale i soliti
fatti di cronaca dove l’egoismo, l’indifferenza, la solitudine la fanno come sempre da padroni; ormai molto rara e scarna la cronaca
dove risaltano gesti d’amore, altruismo o generosità… solo misero “gossip”, solo insulse e insignificanti notizie da “grande fratello”!
La curiosità che la signora suscitava in me era dovuta al fatto che solitamente le persone d’una certa età, che s’incontrano in giro,
parlano sempre della propria vita, dei tanti ricordi, mettendo a disposizione con vanto la propria saggezza per un consiglio amico,
dicono cosa fanno, dove vanno e perché. Questa niente, nemmeno una parola, solo silenzio, solo uno sguardo spento e fisso fuori dal
finestrino, non a guardare il paesaggio che correva veloce, ma assente ad osservare una terra lontana, persa nei pensieri.
Ogni tanto chiudeva gli occhi, che appena intravedevo dietro la nera veletta, e sembrava assopirsi. Ad un certo punto, non per invadere
la sua riservatezza, ma per puro dovere umanitario, le ho gentilmente chiesto se stesse bene e se avesse magari bisogno d’un
bicchiere d’acqua.
“No, grazie, tutto bene!”
Rotto il ghiaccio, naturale m’è venuto da chiederle dove fosse diretta.
“A Milano, dai miei figli.., sa, io sono vedova, ma ne ho tanti sparsi per il mondo e periodicamente passo a trovarli. Da qualcuno mi
trattengo di più, da altri di meno, perché dopo un po’ mi fanno capire che la mia presenza non è molto gradita.”
Per educazione e rispetto alla sua prìvacy non le ho chiesto quanti ne avesse, né l’età, ma ormai la sua lingua s’era sciolta e così ha
continuato: “Sa, io ho una certa età, posso viaggiare poco, ma quando i figli chiamano, ogni mamma deve correre per andare da loro;
poi una volta arrivata, dopo un po’ con qualsiasi scusa mi scaricano ed io, paziente, riprendo il borsone e vado altrove.”
Tace di nuovo, rituffandosi nei suoi arcani e lontani pensieri e quando prendo dalla mia borsa dei biscottini per offrirgliene, nuovamente
riprende a parlare:
“No, grazie… alla mia età devo mangiar poco e soprattutto evitare i dolci che non sono mai stati di mio gradimento… veramente la
dolcezza stessa non mi è mai piaciuta!…” “E cosa mangia, di solito?” “Solitamente poco o nulla, ma quelle pochissime volte che
sono in compagnia mangio qualche minestrina, purea di patate, un po’ di frutta.., tutto qui!”
In effetti avevo notato che il suo viso era un po’ troppo scarno e patito, ma pensavo che ciò fosse dovuto all’età; solo adesso capivo
che invece la causa era anche dovuta alla sua scarsa alimentazione. Intanto la veletta non l’aveva mai alzata e allora, con la scusa di
offrirle il giornale da leggere, credevo che l’avrebbe fatto, invece mi ha detto: “No, grazie… non leggo mai… so leggere, ma l’ho
fatto sempre molto poco nella mia vita, non mi hanno mai interessato i fatti personali della gente; a me invece è sempre piaciuto
leggere nell’animo delle persone, entrare nei meandri oscuri e reconditi della loro mente giorno per giorno, sono sempre stata affascinata
e coinvolta dai continui conflitti interiori che vivono ogni istante, ogni momento della loro vita. Spesso ho offerto ed offro
loro anche la mia compagnia, il mio aiuto… come a tutti i miei figli: a volte qualcuno rassegnato l’ha accettato e l’accetta, ma spesso
i più orgogliosi, quelli che si credono più forti psicologicamente, di solito continuano a rifiutano.”
Davvero una strana donna! Chissà quanto e come ha vissuto, ma di esperienza sicuramente deve averne accumulata tanta nella sua
vita. Come tutti avrà sofferto molto, forse goduto pure per qualche felicità, ma ora è ancora costretta a trascinarsi di figlio in figlio
per vivere e sopravvivere negli anni che le restano.

Così tra una riflessione e l’altra siamo arrivati a destinazione; I’Eurostar delle 13.30, stranamente puntuale, è entrato nella ferrea e
fredda stazione di Milano. Ormai erano le ventuno e mi sono offerto di portarle il borsone sino all’uscita.
“C’è qualche suo figlio che l’aspetta sulla banchina, qui in stazione?”
“No, nessuno, di solito preferisco muovermi da sola senza scomodare nessuno. Adesso fuori dalla stazione prenderò un taxi e mi
farò accompagnare.”
Così, con passo lento e un po’ affaticato, facendola appoggiare al mio braccio, l’ho accompagnata sino all’uscita.
Il suo contatto mi trasmetteva strani brividi, la sua mano mi teneva molto stretto come se non mi volesse lasciare, non volesse staccarsi
dalla mia persona.
La strana sensazione che percepivo era che si tenesse aggrappata alla mia giacca per paura di perdermi, eppure la sua compagnia in
treno era stata molto riservata, quasi timorosa, come se la mia presenza le desse quasi fastidio… o forse mi ero sbagliato.
Sinceramente la signora del treno suscitava in me un po’ dì compassione, di rispetto e soggezione; avrei voluto accompagnarla sino
a casa, ma anch’io ero atteso dai miei familiari entro una certa ora. Ormai le prime ombre della sera con un po’ di foschia calavano e
le luci della città già erano accese.
L’ho lasciata alla pensilina dove sostavano i taxi e lì l’ho salutata chiedendole scusa di non poterle fare ulteriormente compagnia.
“No, grazie, s’immagini.., è già stato così gentile e cortese con me… dopo tutto, mi creda, in fondo in fondo non merito proprio tante
attenzioni!…”.
“Non dica così, signora, non si sottovaluti, è ancora così lucida e attiva.., e poi così buona!… comunque le auguro ogni bene e ancora
tanta salute!”
“Grazie, signore… mi scusi, non ci siamo nemmeno presentati… qual è il suo nome?… sa, stranamente mi sembra d’averla già incontrata
altrove, però magari è solo una vaga somiglianza con uno dei miei figli… capirà alla mia età è facile confondersi!…”
“Mah, forse, non saprei… il mio nome è Andrea… Andrea Speranza… e il suo?”
“Beh, da piccola mia madre mi chiamava Solitaria, ma poi in seguito tutti quelli che mi hanno conosciuta, non so perché, mi hanno
sempre chiamata Solitudine.., proprio uno strano nome per un essere umano!…” ed ha abbassato lo sguardo come se ne vergognasse.
Istintivamente l’ho baciata sulla guancia e lentamente mi sono allontanato per andare a prendere il tram che m’avrebbe riportato a
casa.
Dopo un istante, ancora una volta, mi sono girato indietro per salutarla, ma la sua esile figura non c’era più, era già sparita tra le dense
nebbie che scendevano sulla città.
La vecchia cara signora Solitudine non so – se e quando – su un altro treno la rincontrerò, non so – se e quando – nuovamente potrà
essere ancora mia compagna di viaggio, però d’una cosa sono sicuro: in questo momento a casa di uno dei tantissimi figli certamente
starà soggiornando!…

..della Solitudine siamo tutti figli
in questo. mondo indifferente,
ma lo ricordiamo solo quando,
bisogno ne sentiamo e allora,
disperatamente la cerchiamo
supplichevolmente la invochiamo
e la mamma all’istante corre
per un attimo a consolarci.
Però dopo momenti di abbandono
la sua presenza quasi ci soffoca
e ingrati via la rimandiamo,
col suo borsone altrove va
in cerca d’altri figli perduti
lungo le solitarie vie del mondo
e allora la casa torna splendere
nel verde giardino della Speranza.
…in attesa d’una prossima chiamata
Che di certo presto le arriverà!

3° Classificato per il settore “Racconti”
Elaborato N° 10 – Manuela Anna GRECO (Cesate MI) – Racconto
“SPIRA IL VENTO. NASCE MIA SORELLA. GIOVANNI”
Con la seguente motivazione:
“Racconto ben scritto e originale, tra il reale e surreale. Lo stile è asciutto, efficace la capacità di tratteggiare
personaggi e ambienti con rapidi colpi di pennello”.

“SPIRA IL VENTO. NASCE MIA SORELLA. GIOVANNI”
Gli avevano detto di rimanere fuori. A fare la guardia alla porta.
Che il vento si sarebbe portato via la sorella che stava per nascere, se lui non avesse difeso la roccaforte. Come un vero soldato.
E lui aveva obbedito. Le mani, poggiate sui fianchi e lo sguardo imbronciato, reso severo dalla minaccia incombente.
Le calze corte e i pantaloni appena sotto al ginocchio, la maglia di lana Pungente. Che a starci dentro tutto il giorno, ci si graffiava la
pelle a furia di grattarsi. E poi chi la sentiva la mamma?
7
I pensieri, piccoli per statura, che sfidavano il vento e il suo miasma malato. Che saliva per le narici, infettandole.
I pensieri, che ogni tanto prendevano il largo e correvano con il cerchio in piazza o in sella al cavallino di legno, dalla criniera fulva,
arruffata.
Se lo tirava dietro Giovanni, il cavallino, con la fune di canapa. Erano più le volte che gli zoccoli inciampavano nell’acciottolato, di
quelle in cui riuscivano a rimanere in piedi.
I pensieri, che hanno cinque anni o poco più, e radi ricordi. Quanti bastano a credere di aver vissuto a sufficienza, in quegli anni che
spirano venti di guerra.
Gli hanno detto che la chiameranno Nicca, la sorellina.
Non è ancora nata e le hanno già accorciato il nome, a quella sorella guastafeste, per la quale gli tocca stare a guardia del portone!
Pensa al suo, di nome, quell’ometto a cui la vita ha già affidato un compito tanto gravoso Giovanni. Giovanni!
Lo scandisce nella mente, lo pronuncia a fior di labbra.
E più lo ripete, più gli pare bello. Il suo nome. Che significa “dono di Dio”. E che è pure quello di suo padre, quell’uomo importante
ed anziano cui, tutti, portano un gran rispetto.
Lo chiamano il signor Ingegnere.
Che poi, chi lo dice che il nuovo nato sarà una bambina?
Lui preferirebbe un fratellino. Per giocare coi soldatini di piombo, tirare le biglie e parlare di cose da uomini.
Perché si sono affannati tanto a preparare un corredo rosa, coi pizzi e i merletti?
La mamma dice che, certe cose, una donna le sente dentro, ma son discorsi da grandi e lui non capisce bene cosa voglia dire.
È lungo il giorno. Non passa mai. Ce ne mette di tempo questa sorellina a infilare il fiato sul mondo!
Ogni tanto Giovanni sente, dalla finestra aperta della camera della mamma, qualche urlo di dolore. Che mistero è mai la nascita?
Anche le mucche, nella stalla, partoriscono i vitellini.
Lui li ha visti venire al mondo e alzarsi in fretta su quelle zampette esili come stuzzicadenti. E cadere. E subito dopo rialzarsi. Fieri
di essere nati, anche se andranno al macello.
Si cresce in fretta in quegli anni.
Suona spesso la sirena, fischiano gli aerei sopra la testa, sganciano le granate.
Si scappa in cantina. A sgranare una Ave Maria dietro l’altra, pregando di non fmire schiacciati sotto le macerie dei bombardamenti.
Passa un plotone armato.
Si mette sull’attenti Giovanni, caccia nelle tasche il suo pezzo di polenta e fa il saluto militare, che quando sarà grande, vuole essere
un ufficiale dell’esercito. Di quelli con le mostrine sulla divisa, i baffi sottili e i capelli lucidi, pettinati all’indietro.
Gli hanno spiegato che i soldati più coraggiosi stanno in trincea, a imbrattarsi di fango il viso e le mani, per nascondersi al nemico
austro-ungarico.
Anche i suoi cugini e i figli della Luisa sono andati alla guerra.
Un giorno che pioveva di sbieco, è venuto un militare alla porta della Luisa.
Con in mano una busta con una riga nera.
L’ha osservato Giovanni, quel soldato che non avrebbe mai voluto trovarsi li, a consegnare quella lettera.
L’ha visto, che allargava le braccia e scuoteva il capo e poi, infrangeva il protocollo militare e stringeva in un abbraccio quella madre.
Che poteva essere la sua.
L’ha sentito che diceva: “I1 tenente Giuseppe Masi è un eroe della patria!”.
Con le medaglie al valor militare tutte appuntate sul petto, ma sua madre ne avrebbe fatto volentieri a meno di quegli inutili orpelli.
Brucia ancora Caporetto sulla pelle degli Italiani.
Dalle labbra strette, esce un canto che fa pungere gli occhi:
“La tradotta che parte da Novara
e va diretta al Montesanto,
il cimitero della gioventù.”
La campana della chiesetta vicino a casa, seguita a suonare a morto.
Passano i poveracci, con le mascherine sul vaso, trasportano i cadaveri sui carretti della morte. E li sotterrano tutti lì, vicino alla chiesetta,
nel campo dove fioriscono le margherite.
La chiamano spagnola, ma non è una bella donna con la sottana rossa e nera e i piedi pieni di Flamenco e le nacchere tra le dita.
È una strega dall’incarnato pallido che fa venire la febbre e cosi tanto male a respirare, che scoppiano i polmoni.
Ne muoiono a manciate di persone. La spagnola non risparmia nessuno: né il figlio dei contadino, né quello del possidente terriero.
Si racconta che, sul fronte, qualcuno l’abbia annientata a cognac e grappa, ma è leggenda.
Soffia il vento, più forte che mai, proprio oggi che deve nascere questa sorella, benedetta di Dio! La fronte scotta, la gola brucia e le
gambe iniziano a crollare, ma Giovanni resiste, ritto sul portone di legno.
Come un soldato vero o un vero soldato.
Fintanto che il vento cesserà e gli diranno che è passato il pericolo.
“Va in càpiculin, che te se ammalet…”, gli dice una donna, in nuares, il dialetto di Novara. “Non posso. Devo proteggere mia sorella.”,
ribatte Giovanni, gli occhi lucidi di febbre. E le immagini sfuocate del vento che insiste sul portone. E che, tutto ad un tratto, si
arrende.
“È una femmina”, annuncia la voce trionfante di suo padre.
E’ un vagito importante quello di sua sorella. Che fa arretrare anche il signor vento.
Cambia rotta Va a cercare altre bambine che non abbiano un fratello impavido quanto lui. Ora può anche lasciarsi andare, Giovanni,
che il suo compito l’ha concluso.
Scivola piano sulla porta.
La senorita spagnola ha avuto pena di lui. L’ha risparmiato.
La difterite no.
Scende a piedi scalzi la mamma, con il ventre ancora sporco di sangue. Nicca è su che piange, nella culla di vimini, reclama le cure
materne.
Questo nuovo dolore è più forte del parto: Giovanni che non respira.
No, lei non permetterà alla malattia di strapparle quel bravo soldatino.
Tornerà a soffiare, il vento. E avrà più rispetto.
Questo racconto non frutto di fantasia. È la storia di mio nonno Giovanni.
Questo nonno io non l’ho conosciuto, ma sua figlia me ne ha parlato tanto. E mi ha detto che era un papà speciale.
Un papà di quelli che sanno tenere a bada il vento.

MENZIONE D’ONORE
Augusta CASTELLANI di Meda (MI) con l’elaborato N° 10 del settore poesia
“MAREGGIATA NOTTURNA”
Con la seguente motivazione:
“Spiaggia e mare, onda e scogliera diventano metafore di una passione ora perduta, ora ritrovata, rievocando,
nell’immagine romantica della mareggiata notturna, un amplesso sospirato e forse rivissuto”

MAREGGIATA NOTTURNA
Spiagge inviolate, candidi lidi di vita!
Riaffioro alla riva da un buio profondo
insieme a tesori smarriti e sepolti,
nascosta fra conchiglie restituite alla sabbia.
Cerco l’impetuoso flutto d’amore
che un giorno mi trasse
dal giardino informe di giochi e silenzi,
per farmi signora dei mari, regina di abissi incantati.
Presto rimasi sola nei fondali d’argento
sui quali giacemmo abbracciati.
Né canti di sirene, né giochi di cavallucci scherzosi,
né monili di prezioso corallo restituirono vita alla vita.
Nelle notti di luna crescente
il mare urla ancora la sua antica brama!
Sospiri, lamenti, vibranti gemiti di desiderio inestinto.
Ora tu sei risacca che fugge lontano,
dopo aver baciato lo scoglio.
Ora invece sei alta marea, che genera flutti d’amore.
Io sono pietra perenne, immobile,
fremente ad ogni tua onda, al flutto sempre più forte,
che scopre il mio umido manto,
incurante di intimi e pudichi anfratti.
Mi arresto al richiamo incessante:
risacca, risucchio, flutto impetuoso,
che ancora risale petrosi argini ardenti.
Ritmica danza, vibrante, crescente, incalzante.
Poi l’estatico grido di una mareggiata più forte
rimbalza nell’aria sospesa,
fino a farsi sommesso lamento,
abbandono e resa fidente.
Ora il mare acquietato riposa sereno accanto alla bianca scogliera.
La sfiora nella calma dei venti, la scruta, la accarezza, la culla,
la veglia fino all’ultima stella.
Cammino tra orme recenti,
che la notte furtiva non ha ancora rubato,
in cerca dell’unica impronta che potrebbe ridarmi la vita.
Ogni sera e per sempre, riemergerò dagli abissi del nulla,
calpestando la candida rena, fino a che un mare pentito
ridoni per sempre il suo volto
al mio tenero e immenso abbraccio d’amore.

MENZIONE D’ONORE
Sam (Salvatore) MUGAVERO agirino, emigrato in Australia a Sydney
con l’elaborato N° 15 del settore racconti
“LA PEDATA” (la raccomandazione)
Con la seguente motivazione:
“Ci ha fatto rivivere in maniera chiara le ingiustizie e le cause dell’emigrazione italiana del dopoguerra. Il
messaggio è attuale: il giusto riconoscimento del lavoro degli italiani all’Estero, dove hanno sempre portato
inventiva, fiducia, dignità e rispetto

“LA PEDATA” (La raccomandazione)
Nuccio era nato in Sicilia alla fine degli anni venti in uno dei periodi meno candidi della storia dell’isola e dell’ Italia tutta. La Sicilia,
a quel tempo, sembrava sospesa in una realtà dove non c’ era posto per le note categorie dello spazio e del tempo, negata com’era al
progredire della storia e a tutto ciò che altrove, sotto cieli di altre terre, veniva chiamato, con termini di esaltante retorica, progresso,
convivenza civile, marcia verso il futuro. In una terra dove, per la stragrande maggioranza della gente, esisteva solo una realtà fatta
di feroce povertà, analfabetismo e privilegio per i più abbienti, la speranza di un migliore domani non aveva diritto di esistere: era
solo un sogno proibito considerato da chi gestiva il potere socio-economico una specie di aspirazione sovversiva da essere soppressa.
L’ ignoranza e l’ analfabetismo dei più erano considerati dai potenti strumenti al mantenimento dello “status quo” e, in quanto tale,
dei loro privilegi. Nuccio sognava per la sua vita un futuro diverso da quello che il destino sembrava volesse assegnargli e, come tale
si considerava prigioniero di una realtà ingiusta ed umiliante, offeso nella sua dignità di essere umano. La realtà che lo circondava lo
faceva sentire come un pesce fuor d’acqua.
Si era allora in pieno periodo fascista. Molti dei mediocri che avevano aderito al partito, non perdevano occasioni di esercitare la
loro prepotenza contro i comuni cittadini. Godevano dell’immunità data loro da una divisa o da un incarico qualsiasi nel contesto del
sistema fascista, Così, negli anni della sua giovinezza, Nuccio imparò presto a nutrire sentimenti di repulsione contro coloro che
esercitavano la loro prepotenza a sottomettere, i più delle volte senza alcuna giustificazione, la volontà e la libertà altrui e il diritto
delle persone alla propria affermazione personale senza ricorrere alle solite raccomandazioni. La pedata era la regola a quel tempo
nel meridione d’Italia e particolarmente in Sicilia.
Quasi alla fine del 1941 Italia entro ufficialmente in guerra a fianco della Germania nazista. Fu l’inizio della seconda guerra mondiale.
A luglio del 1943, con lo sbarco degli americani, la guerra era finita in Sicilia ma si era lasciata dietro morte e disperazione dappertutto.
Le scuole, che al paese di Nuccio erano state chiuse per ovvie ragioni, furono riaperte qualche tempo dopo. Alla loro riapertura,
gli studenti che volevano continuare gli studi potevano soltanto (ed era così per la stragrande maggioranza di essi) aspirare a
raggiungere, al massimo, il terzo anno di Avviamento Professionale. Soltanto gli studenti delle famiglie più abbienti avevano te possibilità
di frequentare il Ginnasio molti dei quali con l’aiuto delle immancabili raccomandazioni. A tal riguardo Nuccio non poteva
fare a meno di manifestare, anche apertamente, la sua irritazione e ribellione ogni qualvolta si vedesse costretto ad assistere a tutti
quei comportamenti chiaramente discriminanti e ingiusti nei confronti dei ragazzi più poveri e spesso più meritevoli e, quindi, anche
nei suoi confronti. La guerra aveva stravolto la vita di tutti in Sicilia ma i vecchi comportamenti sociali basati su I’ingiustizia e le
prevaricazioni erano rimaste intatte e, in qualche modo, ancora più tenaci di prima. Anni dopo, in un dibattito al Senato in data 22
giugno 1949, l’onorevole Li Causi, parlando del periodo successivo alla fine del conflitto in un discorso che metteva in luce la precaria
situazione della Sicilia avrebbe testualmente detto con profonda amarezza:
” L’arretratezza e la miseria dei Siciliani si poté allora osservare dovunque, toccare con mano, nelle strade, nei volti della
gente, nei traffici per la sopravvivenza; moltissimi si arrangiavano col contrabbando e varie attività illecite, che spesso finirono
per non essere considerate tali”.
La guerra aveva cambiato tutto e, nello stesso tempo, non aveva cambiato nulla. Nel marasma generale era ovvio che il sistema delle
raccomandazioni, del privilegio e delle concussioni trovasse fertile terreno per continuare ad esistere più florido di prima. Nuccio
allora aveva già compiuto i 15 anni ed era considerato da tutti un buon musicista.
Suonava con bravura e competenza diversi strumenti ed era capace di saper leggere gli spartiti in tre chiavi diverse. La sua insegnante
di musica, probabilmente per invidia o per semplice cattiveria, lo rimandò ad ottobre. Il professore di francese per ragioni incomprensibili,
presumibilmente per solidarietà verso la collega, fece altrettanto. E dire che in francese Nuccio e il suo amico Camillo
erano i più bravi della classe. Purtroppo non avevano modo di poter usufruire della classica pedata né la cercavano visto che erano
coscienti della propria bravura e consideravano la raccomandazione una forma umiliante di sottomissione ad un sistema sociale ingiusto
dominato da uomini corrotti.
Vivere in paese, con quegli usi e costumi a dir poco primitivi se non proprio tribali, era per Nuccio motivo d’insopportabile fastidio e
sofferenza. Le sottomissioni e il servile modo di riverire coloro che appartenevano alle classi più agiate, politici compresi, gli apparivano
come un atto di violenza alla propria dignità personale. La maggioranza degli abitanti del paese di Nuccio erano agricoltori e di
soldi se ne vedevano pochi. Un barlume di attività commerciale lo si intravedeva solo durante la stagione del raccolto sfortunatamente
non sempre abbondante. Durante l’anno si andava avanti facendo debiti per sopravvivere. Per pagare i debiti o per ottenere ciò
che in un ambiente diverso era da considerarsi un diritto, in mancanza di denaro sufficiente alla bisogna.
Invariabilmente si finiva con il ricorrere a pagamenti o doni in prodotti naturali come, per esempio, conigli, uova, capretti o altro.
Era possibile trovare lavoro in un ambiente così arcaico? Ma neanche per sogno visto che, né più né meno, equivaleva a trovare un
ago in un pagliaio.
Di quei tempi la scuola durava solo mezza giornata e, di conseguenza, i genitori spingevano, costretti dal bisogno, i figli maschi a
lavorare come apprendisti ( non pagati) nelle botteghe degli artigiani nella speranza d’imparare un mestiere e diventare indipendenti
in una possibile futuro. Nuccio sin da bambino aveva frequentato la bottega di un calzolaio e, in pochi anni, aveva imparato abbastanza
per guadagnare qualche soldo. Con la musica sarebbe stato, invece più difficile raggiungere lo stesso obiettivo visto che
bisognava attendere qualche festa al paese oppure il periodo di carnevale. Una vita grama fatta di attese e di speranze. Così accadde
che un giorno Nuccio si trasferì nella vicina Catania dove certamente esistevano migliori e più ampie possibilità di trovare un lavoro.
Aveva programmato, con i soldi che avrebbe guadagnato, di continuare a studiare da privatista per conseguire il diploma di Perito
industriale. Non era una facile impresa ma non si dava per vinto e ce I’avrebbe messa tutta. Un bel dì venne a sapere che anche il suo
ex professore di Storia e Geografia si era trasferito a Catania. Così gli venne l’idea di andarlo a trovare per chiedergli delle referenze
come sostegno alla sua ricerca di lavoro. E, infatti, non molto tempo dopo trovò un buon lavoro presso una grande ditta operante a
livello nazionale e specializzata nella restaurazione di monumenti e opere d’ arte. Anche se le referenze che il professore aveva documentato
per lui non erano una raccomandazione si sentì un po’ umiliato nel suo orgoglio personale: avrebbe preferito un riconoscimento
diretto delle sue capacità da un potenziale datore di lavoro piuttosto che servirsi di referenze. Era felice di poter guadagnare
qualcosa con un lavoro dignitoso che lo rendeva autosufficiente e gli consentiva di poter essere di un qualche aiuto alla sua famiglia.
La svolta decisiva nella vita di Nuccio e, con essa, I’atteso riscatto, arrivò dopo qualche tempo in quel di Taormina: si era accorto
mentre lavorava, di essere osservato da uno sconosciuto che lui aveva pensato, a primo occhio, che fosse un turista. Dopo qualche
giorno quel signore gli si avvicinò e in francese (fortunatamente lui lo capiva molto bene) gli chiese se conoscesse qualcuno che
sapesse fare Il suo stesso lavoro e che fosse disposto a trasferirsi in Francia con sede a Parigi. Nuccio ingenuamente pensò che quel
signore cercasse veramente qualcuno diverso da lui e si prodigò con impegno ad accontentarlo. Malgrado Il suo impegno non riuscì
a trovare nessuno. La settimana successiva lo sconosciuto (che poi risultò essere un industriale francese) decise di rompere tutti gli
indugi: si ripresentò a Nuccio con una proposta diretta impossibile da rifiutare. Gli offrì una paga giornaliera equivalente a quella
che lui guadagnava in una settimana. Ci mancò poco che non svenisse. Nuccio accettò I’offerta senza batter ciglio e con il cuore che
gli tumultuava in petto per la gioia. Finalmente il destino gli aveva dato l’opportunità e la soddisfazione di essere valutato per le sue
capacità senza raccomandazioni né pedate di qualsiasi genere.
Trasferitosi in Francia Nuccio nel suo lavoro fu subito considerato e rispettato come un professionista insostituibile. Nella sua nuova
realtà espresse tutto il suo talento e la sua versatilità in ogni incarico che gli veniva affidato lavorando, a tal riguardo, come mosaicista,
piastrellista, interprete per gli operai spagnoli e portoghesi e persino come dirigente di cantiere. I francesi gli avevano dato a
piene mani quello che lui da sempre aveva cercato e che in Sicilia gli era stato sempre negato: fiducia, dignità, rispetto e sicurezza
per se stesso e la sua famiglia.
Nuccio oggi ripensa con giusto orgoglio ai tanti anni delta sua vita passata, durante i quali ha avuto la fortuna di realizzarsi con la
sua professionalità e il suo talento senza dover dire grazie a nessuno.
A conclusione di questa storia bisogna dire che sono passati più di sessant’anni dalla fine della guerra e dal giorno in cui Italia è diventata
una repubblica. Molte cose sono cambiate durante tutti questi anni ma sfortunatamente, il vecchio sistema della pedata (la
raccomandazione), delle prevaricazioni e del privilegio ancora persiste a scapito del merito e del talento dei più dotati sopratutto se
di estrazione operaia. Se tali condizioni continuassero a persistere forse, sarebbe meglio per le nuove generazioni cercare altrove una
migliore e più umana giustizia. Spesso accade che piante che crescono a stento e malaticce sul terreno dove sono nate tornano a ricrescere
sane e forti una volta che sono trapiantate in un diverso e più fertile terreno. Parola di Nuccio.

Giornata Internazionale della Donna

Organizzata dall’Associazione Agira con la partecipazione della delegazione del SeRES e di altri sodalizi

Giornata Internazionale della Donna

Iniziata con la messa, è continuata con un pranzo e la consegna di un’orchidea a tutte le donne presenti L’associazione Culturale Agira di Sydney, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, anche quest’anno ha voluto rendere omaggio alle donne di tutte le età.  .  L’evento, iniziato quasi in sordina dieci anni or sono, ha raggiunto quest’anno proporzioni veramente imponenti per qualità ed importanza. Ad arricchire la versione 2010 c’è  stata la presenza di esponenti di alcune associazioni siciliane e l’intera delegazione del SeRES, Segretariato Regionale Emigrazione Siciliana, in missione a Sydney e Melbourne per una serie di convegni.

Le celebrazioni sono iniziate domenica 7 marzo, presso la chiesa Our Lady Queen of Peace, con la s. messa in italiano concelebrata  per l’occasione da padre Ignazio Carruba del SeRES e da padre Alberico Iacovone, seguita da un pranzo presso la sala di ricevimenti Mediterranean House di Five Dock. Qui e` stato subito proiettato il videoclip dell’Inno siciliano che e` stato molto applaudito.

Il presidente Mugavero nel suo discorso introduttivo, a nome del suo comitato e dai padri Atanasio e Alberico, ormai considerati parte integrante dell’associazione Agira, dopo aver dato il benvenuto agli ospiti del SERES sac Ignazio Carruba, prof.ssa Giuseppina Palumbo, prof.ssa Marina Castiglione, dott. Giuseppe Difrancesco ed al dott.Mario Borghese dell’Argentina, ha voluto ringraziare tutti i partecipanti ed in particolar modo gli amici rappresentanti di altre associazioni come Len Destro e Sylvia Granturco del CAS, Isabella Restifa dei Giovani Siciliani D’Australia, dott. Felice Merlino, Vittorio Locantro e Sam Iacono dell’ass. Isole Eolie, Dominc Arrivolo e Anthony Ravesi del Gruppo Genealogico Italiano, Peter Maniscalco e Teresa Todaro Restifa dell’ass. S. Antonio da Padova, e Luigi Cantale dell’ass. S. Giuseppe.

Ha poi continuato rilevando l’importanza dell’otto marzo dove le donne di tutto il mondo celebrano le conquiste economiche, politiche e sociali raggiunte e che incerti paesi del mondo come Cina, Russia, Vietnam and Bulgaria questa giornata è stata proclamata “Nazionale”, quindi vacanza. Si e` appena appreso che anche nel Victoria è  festa Nazionale mentre nel NSW speriamo che arrivi nel prossimo futuro.

Il tema di quest’anno è stato: Conferire alle donne l’autorità di porre fine alla povertà per il 2015. Ad aiutare le donne a raggiungere lo scopo c’ è l’organizzazione UNIFEM (United Nations Development Fund for Women) e la nostra ambasciatrice Nicole Kidman che con i loro spot pubblicitari indicano come aiutare questa giusta causa.

Come negli anni passati anche questa volta Sam Mugavero ha donato a tutte le donne in sala delle bellissime orchidee al posto delle mimose qui fuori stagione. Due fortunate donne sono state sorteggiate e premiate con dei cesti colmi di prodotti femminili.

Al termine del pranzo il presidente ha posato per la foto ricordo con tutte le donne presenti in sala, dai tre anni ai 83 anni. Ha quindi concluso  ringraziato i membri del comitato Giuseppe Leggio, Adelina Manno, Filippo Parisi e Grace Telese per la loro collaborazione e il loro lavoro ben fatto e chiuso salutando con un arrivederci l’anno prossimo.

VISITA LA GALLERIA FOTOGRAFICA DELL’EVENTO

Festa internazionale della donna

Il gruppo di donne alla celebrazione della loro giornata con il presidente Mugavero

CONVEGNO DEL SeRES A SYDNEY

Un’attività proposta dall’ass. Agira, realizzata con il finanziamento della Regione Sicilia e la collaborazione del CAS

C O N V E G N O   D E L    S e R E S    A    S Y D N E Y

Il dialetto siciliano, l’emigrazione siciliana e gli incentivi economici

Al consolato italiano con al centro il vice console Lucia Corneli il vice console Simonetta Tronu e la direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura Alessandra Bertini Malgarini

 

Giunta a Sydney mercoledì 3-marzo, la delegazione  SeRES, comprendente il sacerdote Ignazio Garrubba, la prof.ssa Giuseppina Palumbo, la prof.ssa Marina Castiglione, il dott. Giuseppe Difancesco, ha iniziato la sua  missione nella nostra città visitando giovedì mattina gli uffici del consolato generale. Qui si sono incontrati con il vice-console Maria Lucia  Corneli, l’aggiunto vice Console Simonetta Tronu e la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Alessandra Bertini Malgarini.

Subito dopo, il gruppo  si  è goduto il panorama della baia ed un pò  di atmosfera nel quartiere  “the Rocks”, immortalando alcune immagini delle nostre icone come l’Opera House, il ponte. La delegazione ha poi visitato il Parlamento del NSW, dove è stata accolta con grandi onori dalla “senatrice” statale Marie Ficarra MLC  che, oltre ad occuparsi di persona del tour delle due “camere”,  ha pure offerto un delizioso afternoon tea.

Il giorno dopo i componenti della delegazione hanno fatto sosta  nella Litle Italy in visita agli uffici de La Fiamma e di Rete Italia, dove con Armando Tornari, prima e dopo l’intervista, si sono scambiati parole di amicizia reciproca.

Sabato  è stato il giorno del convegno, che è iniziato, come stabilito, verso le ore 10 con i saluti alle autorità e alle rappresentanze da parte di padre Ignazio. Subito dopo  Eugenio Casamassima, consultore della Regione Sicilia, ha presentato la sua relazione intitolata “Stratificazioni Storiche del dialetto Siciliano”

“Il siciliano: un dialetto in movimento”,  presentato dalla prof.ssa  Marina Castiglione, è stato forse il soggetto più  palatabile dalla maggioranza dei partecipanti. Assistita dall’ausilio di diapositive, l’oratrice ha trascinato lo spettatore a rivivere la storia e le varie invasioni della Sicilia e non solo.  

Ha dimostrato il perché  in diverse parti della Sicilia si parla diversamente portando l’esempio della parola Patacò (farina bollita con acqua e verdure) altrove chiamata polenta, che in alcune parti sella Sicilia la chiamavano Picioci e in altre  Frascatuli. La Castiglione ha sottolineato che questo è il risultato dell’insediamento dei vari popoli in Sicilia: dai sicani ai felici, dai greci ai bizantini, dagli arabi ai normanni, tutti hanno lasciato qualcosa di bello ma anche creato una confusione linguistica.

Il siciliano è un dialetto  discendente del Latino,  portato in Sicilia dei romani dopo aver incorporato l’Isola verso il 261 BC. Attraverso gli anni i siciliani hanno assorbito vocaboli da differenti lingue, inclusi il  greco, il latino, l’arabo,  il francese, il lombardo, il provenzale, il tedesco, il catalano, lo spagnolo, l’italiano, come pure lingue degli abitanti pre-Romani dell’Isola: i sicani, gli elymi, i siculi e i fenici.

Il siciliano venne per prima usato per iscritto durante il regno di Federico II (1198-1250. Da quando è stato usato per iscritto non si è mai avuto un sistema base di ortografia.  

Poi  è  stata la volta del prof. Desmond O’Connor, professore di italiano presso la Flinders University di Adelaide, appassionato della cultura e della storia della dell’emigrazione siciliana nel Sud Australia. Nel suo intervento ha avuto parole di elogio per i siciliani sottolineando che la Sicilia ha dato molto al mondo, ma i migliori  prodotti d’esportazione sono stati i siciliani stessi.

Dopo la pausa del pranzo le relazioni sono riprese con l’intervento della prof.ssa Giuseppina Palumbo, segretaria del SeRES, co-direttore di Migrantes e segretaria dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Caltanissetta. Da un ventennio si occupa di fenomeni legali alle migrazioni, con interventi nelle Missioni Cattoliche in Europa, in America latina, Stati Uniti, Canada e Australia. Il suo tema è stato: “Essere siciliani nel mondo della globalizzazione.

A chiudere le relazioni è stato il dott. Giuseppe Difrancesco con la sua relazione dal titolo: “Siciliani d’Australia. Emigrazione od opportunità”. L’oratore ha parlato degli incentivi economici disponibili per i siciliani all’estero, che includono finanziamenti a fondo perduto e/o a basso tasso d’interesse.  Ha svolto il compito di moderatore, con la sua nota bravura, Francesco Giacobbe.

La stessa sera la delegazione è stata ospite dell’Associazione Trinacria, mentre la domenica con l’aiuto di padre Alberico Iacovone è stata concelebrata la santa presso la chiesa Our Lady Queen of Peace di Gladesville da padre Ignazio Carruba con una performance da Cardinale. Quindi, l’associazione Agira, ed il presidente Sam Mugavero promotore dell’iniziativa, coadiuvato da alcune associazioni del CAS, ha invitato tutta la delegazione alle celebrazioni della giornata Internazionale della Donna dove ha incontrato presso la Mediterranean House ben note personalità e rappresentanti di altre associazioni siciliane.

La comitiva è quindi partita alla volta di Melbourne per il convegno nel Victoria dove, sia il Consolato Italiano che l’Istituto Italiano di Cultura hanno aderito a promuovere, organizzare e co-finanziare questo importante evento.

                                                                                                                                 S.M.

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Conclusa la visita della delegazione ceramese

Con gli incontri al Club Marconi, al Comites, e all’Italian Forum ed  i ricevimenti al Curzon’s Hall e in casa Noiosi                            

Conclusa la visita della delegazione ceramese

cONCLUSIONE VISITA DELLEGAZIONE CERAMESE IN aUSTRALIA

Gli interpreti della commedia Lino Milia, Gisella Sutera, Michelangelo Testa, Sandro Biondo Maria Rosaria Mascerà e Angelo Messina

Si è felicemente conclusa la missione ceramese in Sydney che ha registrato un grande successo, suscitando una  commozione reciproca che ha “toccato” il cuore di tutti. Mai come in questo caso  si è vissuto un incontro così affabile fra conterranei siciliani in terra Australe. Sin dal loro arrivo, Il sindaco prof Michele Pitronaci e tutta la delegazione hanno fatto del tutto per rendersi simpatici a tutti per la loro fraterna modestia e saggezza.  La loro massacrante tourné iniziata quasi subito il loro arrivo a Sydney, partecipando domenica mattina nella chiesa di Our Lady of Lourdes di Erlwood alla santa messa in onore  di   San Sebastiano Martire, dove hanno avuto modo d’incontrare il comitato dell’Associazione S. Sebastiano Martire e numerosissimi soci. Nel pomeriggio al Club Marconi si è svolto l’incontro-cena con la comunità ceramese, nel corso del quale la delegazione ha avuto il piacere ’incontrare i leader dei sodalizi siciliani del NSW.

Un altro giorno, altre visite. Prima tappa nell’ufficio del Comites per incontrare il presidente Giuseppe Musso ed il vice presidente Joe Di Giacomo. Subito dopo la delegazione ha visitato gli uffici de La Fiamma. Quindi, restando nei paraggi, non poteva mancare la visita all’Italian Forum e al Centro Culturale italiano,dove il presidente Francesco Giacobbe ha spiegato le peripezie incontrate per poter arrivare al risultato attuale. 

Il pranzo e la visita al castello (Curzon’s Hall) della famiglia Navarra di tutta la delegazione, e poi la festa dell’Australia Day  con un ben nutrito numero ospiti nella villa di Tony Noiosi, sono stati i momenti che hanno caratterizzato la vera ospitalità dei siciliani d’Australia oltre al vero cuore dei vari Navarra, Noiosi e tanti altri che si sono prodigati per rendere la visita dei ceramesi di loro gradimento.

La commedia “Fumo negli occhi” portata in scena sia al  Club Italia sabato 30 gennaio che al Marconi Club domenica il 31 dai giovani dell’associazione culturale “Il Gabbiano”,   ha ottenuto uno strepitoso successo grazie alla bravura dei protagonisti interpreti, alcuni dei quali hanno dimostrato spirito di allegra comicità  anche nella vita privata: Maria Rosaria Mascerà  nelle vesti della signora Rosa, Lino Milia nel ruolo di Casimiro Cassarà (marito di Rosa), Angelo Messina (il figlio), Michelangelo Testa nel ruolo del nonno, padre di  Cassara`, Gisella Sutera nell’interpretazione della signora Pipitone e di Carmelina (la cameriera), Sandro Biondo nel ruolo del ladro.

Il sindaco si è  pure ricordato dei paesani scomparsi, visitando vari cimiteri e posto una corona d’alloro nell’ara del milite ignoto.

                                                                                                                                                Sam Mugavero

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Serata in onore della delegazione del Comune di Cerami

Il sindaco Pitronaci: <L’obiettivo è valorizzare la cultura siciliana>

<<È un sogno inseguito da anni>>

Tony Noiosi, tra gli artefici dello storico evento,  è  stato nominato ambasciatore di Cerami   

 Pubblico delle grandi occasioni al Marconi Club domenica 24 gennaio scorso, dove i siciliani ed in particolare i ceramesi di Sydney si son dati appuntamento per festeggiare i loro conterranei ovvero la delegazione del comune di Cerami (Enna) capeggiata dal   sindaco prof. Michele Pitronaci, dal rag. Mario Messina, dall’assessore Salvatore Manuele, dall’avvocato Michele Grasso e dal funzionario della Regione Sicilia dott. Vincenzo La Fata, unitamente ad otto componenti dell’Assocazione Culturale Teatrale “Il Gabbiano”.
La delegazione del Comune di Cerami in Australia

La delegazione al completo

Oltre 350 persone hanno gremito l’auditorium del Club Marconi di tutta la sua ampiezza.

Una moltitudine di ceramesi di Sydney e i dirigenti di altre associazioni siciliane hanno applaudito i distinti ospiti.

Ad aprire i discorsi di rito e` stato il presidente del Circolo Siciliano cav. Luigi Stivala che lieto di aver contribuito a (come lui stesso l’ha definito) questo evento storico, ha ringraziato l’altro pilastro portante dell’iniziativa, cav. uff. Tony Noiosi per il suo valido contributo e poi la compagine ceramese per averci creduto sin dall’inizio.

Il sindaco Pitronaci nel suo intervento ha detto: “Esprimo con gioia la mia personale soddisfazione e quella dell’Amministrazione Comunale per essere riusciti, finalmente, a concretizzare I’ importante iniziativa culturale in favore del siciliani che vivono nella lontanissima terra d’Australia. Abbiamo inseguito questo sogno per anni, Amministrazione Comunale e l’Associazione “II Gabbiano” da una parte, e voi, amati concittadini ceramesi dall’altra.

Con piacere abbiamo accolto il gradito invito formulato dal Presidente del Circolo Siciliano di Sydney cav. Luigi Stivala e dal cav. Tony Noiosi, a cui va tutta la nostra riconoscenza, e ci siamo immediatamente attivati presso I’Assessorato Regionale del Lavoro e dell’Emigrazione al fine di perfezionare I’iter amministrativo per I’approvazione del progetto culturale. Non e stato semplice il percorso burocratico, per le note difficoltà finanziarie della Regione. Pur tuttavia, nonostante il limitato contributo finanziario, abbia­mo fermamente voluto che I’iniziativa venisse concretizzata, perché nella stessa abbiamo intravisto la reale possibilità di rinsaldare i sentimenti! di amicizia e fratellanza che ci  legano a tutti voi, nostri cari concittadini residenti a Sydney, e perché abbiamo altresì intuito come voi tutti avevate a cuore la nostra visita e la realizzazione dell’evento culturale.

L’obieftivo di questa iniziativa e quello di valorizzare gli aspetti più qualificanti della cultura siciliana e di promuovere turisticamente la Città di Cerami, ricca di storia e di tradizioni, che ha visto il susseguirsi, nei secoli, di quasi tutte le civiltà che hanno fatto grande la storia della Sicilia e vanta oggi un invidiabile patrimonio artistico, architettonico e paesaggistico. Un particolare grazie all’Associazione Culturale “II Gabbiano”, costituita da un gruppo di giovani integrati nella “Parrocchia S. Ambrogio”, per I’impegno nella valorizzazione delle storiche tradizioni religiose, culturali e folkloristiche di Cerami e nella promozione ed incentivazione di attività socio-culturali, artistiche e teatrali nel nostro paese. A nome mio personale e dell’Amministrazione Comunale esprimo un sentito grazie a Sua Ecc.za il Console Generale d’ltalia a Sydney, dott. Benedetto Latteri, per aver accolto con favore la nostra iniziativa, ed ancora all’On. le Assessore Regionale del Lavoro ed Emigrazione, ai funzionari regionali dott. Pio Guida e dott. Vincenzo La Fata, al presidente dell’Associazione “S. Sebastiano”, Angelo Stivala, agli organismi istituzionali e a tutte le Associazioni Italiane e Siciliane in Sydney. La mia personale gratitudine alla Giunta e al Consiglio Comunale, ed ancora, all’Assessore dott. Rosamaria Bonanno e al rag. Mario Messina che ha curato tutta la fase amministrativa ed organizzativa dello straordinario evento.

Un grazie di cuore a voi tutti, ceramesi in Australia. Sana certo che le attività che realizzeremo susciteranno grande interesse da parte dei Siciliani in Australia, la cui valenza storica, artistica e culturale, ritengo, potrà avere una particolare risonanza nella realtà sociale del continente d’oltre oceano e contribuire, senz’altro, ad accrescere I’amicizia tra i popoli”.

Hanno poi parlato dell’iniziativa l’On. Joe Tripodi M.P. ed il presidente del Club Marconi, sig, Tony Campolongo.

Il presidente dell’Associazione Culturale “Il Gabbiano” Maria Grasso, ha raccontato di come l’Associazione Teatrale è nata ed il progresso acquisito in dieci anni di attività che l’ha vista crescere da una semplice compagnia parrocchiale all’attuale invidiabile posizione del settore.

Il Gabbiano vola! E questa volta ha volato lontano: dall’Isola più grande del Mediterraneo alla più grande Isola-Continente dell’Oceania.

Sono poi intervenuti l’avv. Michele Grasso ed il rag. Mario Messina che con immensa emozione ha riepilogato dei ricordi d’infanzia ed in particolar modo la partenza di alcuni suoi parenti per l’Australia.

Maria Grazia Mascerà, veterana rappresentante de “Il Gabbiano” ha portato i saluti dei paesani di Cerami a tutti i ceranesi d’Australia.

Il dott. Francesco Giacobbe nel suo intervento ha portato i saluti e le scuse del pres. Del Comites dott. Pino Musso mentre i ringraziamenti finali li ha fatti il cav. Uff. Tony Noiosi, ritenuto da molti il vero artefice dello storico evento.

Dopo la cena lo scambio di doni da parte del Circolo Siciliano e della delegazione ceramese.

Il sindaco Pitronaci ha voluto ringraziare e presentare delle targhe  personalizzate a personaggi e rappresentanti di Enti ed Associazioni: Tony Noiosi, membro della Consulta Regionale Emigrazione; Luigi Stivala, pres. Circolo Siciliano; Sergio Laurenti, pres. Club Italia; Tony Campolongo, pres. Club Marconi; On. Lich Lalich M.P.; On. Joe Tripodi M.P., John Sidoti, Sindaco di Burwood; Nick Scali, Giuseppe Musso, pres. Comites; Nicola Di Girolamo, pres. Italian Chamber of Commerce; Francesco Giacobbe, pres. Italian Forum; Judge dr Leroy Centerna; Gianluca Buttarello e Armando Tornari direttori del quotidiano “La Fiamma”; Angelo Stivala, pres. Ass. S. Sebastiano Martire; Sam Mugavero, pres. Ass. Culturale Agira; Giuseppe Sgroi, pres. Ass. Castiglionesi; Sam Strano, pres, Ass. Palazzolo Acreide; Orazio Casa, pres. Ass. Trinacria; Vince Porfida, Ass. S. Rocco; Emanuele Tumino, delegato Usef.

   La serata si è  conclusa con il ballo. 

   Ha abilmente condotto la serata il noto maestro di cerimonie Lino Battaglia, ceramese di Sydney.

                                                                                                         Sam Mugavero

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Un appello alla solidarietà per Messina

Evento commemorativo del C.A.S. dedicato alle famiglie delle vittime dell’alluvione che ha colpito la città

Gli ospiti donore Luigi De luca, Padre Alberico Iacovone, Maria Giovanna e Peter Maniscalco, il console Benedetto Latteri, Salvatore Luigi De Luca, Gavina De Luca, Chester e Danny Long

 

La collettività italo-australiana di Sydney ha voluto ancora una volta dimostrare di essere partecipe e solidale con quanto accade in Italia, in particolare in occasione di eventi tragici come la recente alluvione che ha colpito Messina e dintorni lo scorso primo ottobre. Per stare assieme e ricordare i corregionali morti durante l’alluvione nel messinese, infatti, il C.A.S. (coordinamento Associazioni Siciliane), sotto gli auspici del console generale d’Ialia a Sydney, Benedetto Latteri, ha organizzato un evento commemorativo dedicato alle famiglie delle vittime rimaste sotto le macerie e mirato a spezzare quella sorta di silenzio caduto sul dolore e sulla gente colpita dalla tragedia i cui contorni sono stati involontariamente offuscati dall’altrettanto recente sisma che ha sconvolto la città di l’Aquila. Un appello alla solidarietà piuttosto che una raccolta di fondi; il voler stare assieme per stare vicini alle famiglie delle vittime, una sorta di sollievo per lo spirito e per l’anima, come ha sottolineato durante l’omelia padre Alberico Iacovone, nella funzione religiosa che ha preceduto la serata conviviale. I nomi di Altolia, Briga, Giampileri, Molino e Scaletta Zanclea,  località protagoniste di un commovente documentario sull’alluvione del primo ottobre 2009 proiettato a metà serata, e con loro gli sfollati con le loro macerie, sono stati rammentati anche dai vari oratori che si sono succeduti al microfono, che hanno diviso con i presenti la propria testimonianza del come è stata vissuta quaggiù la tragedia che ha colpito una terra cara a tutti i messinesi, ma anche ai siciliani e agli italiani in generale. Come il console Latteri, messinese d’origine, che ha rammentato episodi della sua gioventù trascorsa proprio nelle zone colpite.

Spesso i soldi non hanno lo stesso potere dell’amore e della comprensione che gli organizzatori della serata hanno voluto regalare a chi sta soffrendo per le tragiche conseguenze dell’alluvione, ma ciò nonostante ai presenti è stato rivolto l’invito a voler contribuire alla raccolta di risorse finanziarie destinate alla popolazione alluvionata.

G.B. 

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